La magia di Yuja Wang a Santa Cecilia

Piano piano mi sto riprendendo dopo la serata di ieri e il concerto a Santa Cecilia di Yuja Wang.

Ho vissuto stupore, meraviglia, attesa, curiosità, tensione, liberazione.

Cercando di analizzare il tutto subito dopo, non ci sono riuscita. Mi chiedevo “Perché non ho avuto quel sentimento dì abbandono davanti alla perfezione tecnica e alla tempesta sensoriale così magnificamente regalata dall’orchestra e dalla solista, considerata meritatamente tra le migliori al mondo?”

L’eco dei passaggi molto forti e intensi di Barber e Prokofiev non sono stati diminuiti dalle onde e dal vento di “La Mer” di Debussy. Forse non era nemmeno questo l’intento del programma così scelto.

Tornando a casa nella quasi notte romana, in Piazza del Popolo vuota e fredda, continuava a risuonarmi nella mente il dialogo tra Lei, Yuja Wang, e l’orchestra.

Il Pianoforte che “lotta” sotto le sue dita che qualcuno ha definito “d’acciaio”, un acciao vivo aggiungerei, con gli altri strumenti, come per ampliare e tirare fuori i sentimenti più angoscianti che un animo umano può vivere.

Il ritmo e la forza delle percussioni prestate allo strumento re del palcoscenico per dare al Pianoforte un ruolo unico e sorprendente. Yuja Wang era lì con tutta sé stessa, dalle punta delle sue Louboutin con tacco vertiginoso e suola rossa, fino alla punta dei capelli perfetti del suo caschetto.

Per Prokofiev, si alzava nei momenti chiave per dirigere l’orchestra, lei, minuta e precisa, giusto il necessario per condurre e trasmettere la sua forza attraveso movimenti disciplinati ma pieni di pura passione.

Poi, oggi, la mattina ho capito. Non poteva essere altrimenti: la sensazione di fiato sospeso e restare in quella tensione per così tanto tempo non si poteva sciogliere che dopo ore di silenzio, come una sostanza concentrata o una flagranza che ha bisogno di tempo per rilasciare appieno il suo valore.

Ho scoperto oggi che i due concerti, di Barber e Prokofiev, sono stati composti entrambi dopo la perdita di una persona cara. La disperazione, la tristezza, l’angoscia, il senso del vuoto, la furia quasi distruttiva, insieme alla speranza, al desiderio di andare avanti. Era tutto lì.

Ed è arrivato senza filtri dritto al profondo di molti di noi. E mentre la parte razionale di me misurava lo stupore in base alla forza del suono, allo spacco del vestito o al ritmo incalzante, l’animo decifrava nel subconscio i codici latenti di sentimenti contrastanti che hanno portato alla nascita di quei suoni.

E la magia arriva a posteriori.


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